Oggi vi portiamo alla scoperta di un'opera di un artista internazionale in un luogo alla periferia di Milano, dove ha preso vita l'improbabile idea di un parroco di quartiere: Untitled, 1996 di Dan Flavin in Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa.

Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa è un luogo che non rientra nella circuito turistico di Milano , si trova nella periferia sud della città, apparentemente un luogo difficile da raggiungere. La sua architettura in mattoni però ci riserva dei segreti all’interno. Nel 1932 Giovanni Muzio, già autore della famosa Ca’ Brutta a  Milano, subentra nella progettazione. L’architetto concepisce la chiesa come edificio tre navate con un solo abside, impostandola sulla simmetria dell’asse prospettico centrale e ispirandosi a principi di economia di formale. 

Il vasto spazio centrale mette in risalto il rapporto tra la sottile botte in cotto a tessitura di cemento armato e le colonne in ghiandone, tagliando i volumi in una manipolazione consapevole della luce. Sui fianchi le cappelle laterali si rilevano dal corpo centrale come successione di solidi geometrici visibili anche all’esterno. Sul fronte l’edificio è preceduto da un pronao, prima sperimentazione la tipologia dell’arco siriaco, sfruttato da Muzio successivamente nella progettazione del Palazzo della Triennale.

Negli anni Novanta Chiesa Rossa era un quartiere segnato dal disagio dell’immigrazione caotica, dalla disoccupazione e dal sottosviluppo culturale e sociale, ma nel quartiere viveva e lavorava una comunità vivace, animata dai quattro parroci di Santa Maria Annunciata. Quasi per caso alcuni amici suggerirono a don Giulio Greco, parroco di Chiesa Rossa, che l’opera di luce di un artista come Dan Flavin avrebbe potuto dare vita nuova all’opera di Muzio. <<Gli scrissi perché la nostra chiesa diventasse un segno di luce nel mezzo del quartiere, perché gli uomini possano vedere questa luce e riuscire a sperare. E la risposta venne e fu aldilà delle aspettative>>.
A Varese, a pochi chilometri da Milano, viveva uno dei più grandi collezionisti al mondo delle opere dell’artista newyorkese Dan Flavin: Giuseppe Panza di Biumo aveva raccolto dagli anni sessanta opere dell’artista, considerato il padre della light art e del minimalismo, per allestirle nella settecentesca Villa Panza di Biumo sopra Varese, trasformandola in un vero laboratorio di percezione e di arte ambientale, dove ancora oggi è possibile sperimentare emozionanti situazioni di luce. 

L’installazione di Flavin alla Chiesa Rossa di Milano rappresenta una particolare conclusione della carriera dell’artista, iniziata con la fuga da un seminario cattolico. Dopo aver studiato disegno e pittura alla Columbia University, Flavin aveva lavorato per alcuni anni come custode al Guggenheim Museum e al MOMA di New York, conoscendo alcuni dei più grandi artisti minimalisti: Sol LeWitt, Lucy Lippard, e Robert Ryman. Per Dan Flavin il Minimalismo si concretizza come uso della geometria, non per affermare l’ordine o rappresentare l’assoluto, ma per restituire significato al gesto elementare: posare, rilevare, disporre, accumulare, dividere, illuminare.

Per la scelta di un lessico elementare e di materiali industriali, semplici lampadine di luce incandescente, il progetto dell’opera fu per Dan Flavin sempre più importante dell’esecuzione stessa.  Dal 1963 Dan Flavin cominciò a realizzare progetti di installazioni fluorescenti che abbracciassero stanze intere, uscendo dai confini dell’oggetto fisico e nutrendo sempre maggiore interesse per l’ambiente architettonico. 
L’opera Untitled per la Chiesa Rossa di Milano fu realizzata due giorni prima della morte dell'autore, il 29 novembre 1996. In una stanza d’ospedale a New York Dan Flavin tracciò gli schizzi e i disegni su carta: grazie a questi progetti l'opera venne installata l'anno successivo grazie alla Dia Art Foundation di New York e alla Fondazione Prada.
Con Untitled Dan Flavin esalta l’architettura di Giovanni Muzio individuando i punti forti della sua strutturalità dell’edificio. Allo stesso tempo mette a fuoco i punti principali della liturgia sacra e rilancia il tema dell’arte sacra su un terreno nuovo, di esaltata spiritualità, illuminando con l’acida palette dei suoi verde, rosa, blu, oro e ultravioletto l’interno dello spazio progettato da Muzio.