27 Maggio 2020

Nyx Hotel: street art inside

A Milano c’è un hotel dedicato alla street art: il NYX in zona stazione Centrale. Inaugurata nel 2017, la struttura propone il concetto di hotel urban artsy. Gli spazi comuni e tutti gli undici piani sono decorati a parete da opere che si confrontano con il muralismo, l’astratto e il figurativo, dal 45 gradi al 3D, reinventando completamente lo spazio in modo sorprendente. 

All’ingresso veniamo accolti dalle sculture degli Urbansolid, opere che sovvertono l’idea di street art bidimensionale inserendo l’elemento 3d ed un volume reale.
La ricerca della tridimensionalità continua con le “strutture” dipinte da Joys, Yama 11 e Peeta che ritroviamo anche nel patio esterno: linee ed evoluzioni dinamiche che danno un effetto incredibilmente ritmico e plastico alle pareti.

All’esterno entriamo in un mondo parallelo: la magia dell’opera di Vesod, eseguita su una grande altezza e un illusionistico buco nero di Astrò ci permettono di entrare in una dimensione immaginifica e sprofondare in una realtà differente.

Prendendo l’ascensore e approdando ogni volta ad un piano diverso scopriamo l’impatto delle visioni figurative di Casciu e Seacreative, le astrazioni futuristiche, armoniche e geometriche di Moneyless e Corn 79, le lettere che si evolvono in labirinti architettonici di Orion, Joys, Peeta e Yama 11, le costruzioni di Etnik, la poetica e la fantasia di Jair Matinez e Skan e l’iperrealismo sorprendente di Neve sulla terrazza, che trasforma la visione della città in un dettaglio dell’opera site specific.

Ti aspettiamo alle nostre visite, per un approfondimento scopri anche il nostro replay dedicato al NYX Hotel.

2 Maggio 2020

Milano e la Street art

Milano è stata per anni descritta come “una città grigia e triste”, ma se si ha la pazienza di osservarla con curiosità capita di imbattersi nel colore davvero dietro ogni angolo.

Negli ultimi anni la street art ha contribuito a trasformare l’aspetto dei muri della città: pareti dipinte, opere scultoree  e in 3d, elementi urbani reinventati e portati a nuova vita, sticker e stencil dai messaggi più disparati.

Ti suggeriamo alcuni luoghi e progetti da scoprire.

Sicuramente una delle zone più interessanti in cui andare alla scoperta della street art è la zona dei Navigli. Oltre ai locali più trendy ospita un’intera via di poesie di strada e rebus, le saracinesche dei negozi con i ritratti dei personaggi che hanno reso grande Milano, la casa occupata Elicriso, i muri lungo i navigli con le tecniche più varie, la storia della città e dei suoi protagonisti lungo due millenni vicino all’antica Basilica di San Lorenzo.

Luogo d’elezione per la street art e i graffiti milanesi è anche il Leoncavallo, lo storico centro sociale della città: è fittamente tappezzato di scritte e disegni talmente particolari da essere definito dal critico d’arte Sgarbi la “Cappella Sistina della contemporaneità”. Una visita imperdibile.

Un progetto molto interessante promosso dal Comune di Milano è Energy box: camminando per le vie vi capiterà spesso di notare le numerose centraline di controllo semaforico che si sono rifatte il look: l’intervento di numerosi street artist le ha trasformate da anonimi e grigie cassette a capolavori di una galleria a cielo aperto.

“WallArt” celebra  i 140 anni dell’istituto ortopedico Gaetano Pini con opere di PAO, Ivan e il duo Orticanoodles, creatore dei ritratti di 12 milanesi che hanno contrassegnato la cultura del ‘900.

Infine vi consigliamo il progetto Poli Urban Colors del 2019 che reinterpreta gli spazi esterni del Politecnico Bovisa con grandi opere che omaggiano il genio di Leonardo da Vinci, realizzate da Rancy, Luca Barcellona, 2501 e Zedz. Un incredibile risultato coinvolgente per gli studenti e per l'intero quartiere.

A Milano il colore è dietro ogni angolo, buona ricerca!

2 Maggio 2020

Dan Flavin in Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa

Oggi vi portiamo alla scoperta di un'opera di un artista internazionale in un luogo alla periferia di Milano, dove ha preso vita l'improbabile idea di un parroco di quartiere: Untitled, 1996 di Dan Flavin in Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa.

Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa è un luogo che non rientra nella circuito turistico di Milano , si trova nella periferia sud della città, apparentemente un luogo difficile da raggiungere. La sua architettura in mattoni però ci riserva dei segreti all’interno. Nel 1932 Giovanni Muzio, già autore della famosa Ca’ Brutta a  Milano, subentra nella progettazione. L’architetto concepisce la chiesa come edificio tre navate con un solo abside, impostandola sulla simmetria dell’asse prospettico centrale e ispirandosi a principi di economia di formale. 

Il vasto spazio centrale mette in risalto il rapporto tra la sottile botte in cotto a tessitura di cemento armato e le colonne in ghiandone, tagliando i volumi in una manipolazione consapevole della luce. Sui fianchi le cappelle laterali si rilevano dal corpo centrale come successione di solidi geometrici visibili anche all’esterno. Sul fronte l’edificio è preceduto da un pronao, prima sperimentazione la tipologia dell’arco siriaco, sfruttato da Muzio successivamente nella progettazione del Palazzo della Triennale.

Negli anni Novanta Chiesa Rossa era un quartiere segnato dal disagio dell’immigrazione caotica, dalla disoccupazione e dal sottosviluppo culturale e sociale, ma nel quartiere viveva e lavorava una comunità vivace, animata dai quattro parroci di Santa Maria Annunciata. Quasi per caso alcuni amici suggerirono a don Giulio Greco, parroco di Chiesa Rossa, che l’opera di luce di un artista come Dan Flavin avrebbe potuto dare vita nuova all’opera di Muzio. <<Gli scrissi perché la nostra chiesa diventasse un segno di luce nel mezzo del quartiere, perché gli uomini possano vedere questa luce e riuscire a sperare. E la risposta venne e fu aldilà delle aspettative>>.
A Varese, a pochi chilometri da Milano, viveva uno dei più grandi collezionisti al mondo delle opere dell’artista newyorkese Dan Flavin: Giuseppe Panza di Biumo aveva raccolto dagli anni sessanta opere dell’artista, considerato il padre della light art e del minimalismo, per allestirle nella settecentesca Villa Panza di Biumo sopra Varese, trasformandola in un vero laboratorio di percezione e di arte ambientale, dove ancora oggi è possibile sperimentare emozionanti situazioni di luce. 

L’installazione di Flavin alla Chiesa Rossa di Milano rappresenta una particolare conclusione della carriera dell’artista, iniziata con la fuga da un seminario cattolico. Dopo aver studiato disegno e pittura alla Columbia University, Flavin aveva lavorato per alcuni anni come custode al Guggenheim Museum e al MOMA di New York, conoscendo alcuni dei più grandi artisti minimalisti: Sol LeWitt, Lucy Lippard, e Robert Ryman. Per Dan Flavin il Minimalismo si concretizza come uso della geometria, non per affermare l’ordine o rappresentare l’assoluto, ma per restituire significato al gesto elementare: posare, rilevare, disporre, accumulare, dividere, illuminare.

Per la scelta di un lessico elementare e di materiali industriali, semplici lampadine di luce incandescente, il progetto dell’opera fu per Dan Flavin sempre più importante dell’esecuzione stessa.  Dal 1963 Dan Flavin cominciò a realizzare progetti di installazioni fluorescenti che abbracciassero stanze intere, uscendo dai confini dell’oggetto fisico e nutrendo sempre maggiore interesse per l’ambiente architettonico. 
L’opera Untitled per la Chiesa Rossa di Milano fu realizzata due giorni prima della morte dell'autore, il 29 novembre 1996. In una stanza d’ospedale a New York Dan Flavin tracciò gli schizzi e i disegni su carta: grazie a questi progetti l'opera venne installata l'anno successivo grazie alla Dia Art Foundation di New York e alla Fondazione Prada.
Con Untitled Dan Flavin esalta l’architettura di Giovanni Muzio individuando i punti forti della sua strutturalità dell’edificio. Allo stesso tempo mette a fuoco i punti principali della liturgia sacra e rilancia il tema dell’arte sacra su un terreno nuovo, di esaltata spiritualità, illuminando con l’acida palette dei suoi verde, rosa, blu, oro e ultravioletto l’interno dello spazio progettato da Muzio.

2 Maggio 2020

Arte Pubblica a Milano

Le piazze di Milano e i loro monumenti: un profilo unico e indistinguibile.
Milano è ricca di piazze che ospitano personaggi della storia e della letteratura, ma nell’ultimo Ventennio la città ci ha regalato i lavori di grandi artisti internazionali che hanno lasciato la loro firma a una città in continuo movimento. 

Conoscere l’arte pubblica di Milano dall’inizio del XXI secolo vuol dire camminare e avere un ottimo spirito di osservazione. Iniziamo con una definizione: con la denominazione di arte pubblica si indica una specifica modalità di presentazione e fruizione dell'arte che entra nel tessuto sociale e nella struttura urbana della città.


Inauguriamo il millennio con un’opera che tutti vediamo se passiamo da piazza Cadorna:  AGO FILO e NODO  di Claes Oldenburg e la moglie Coosje van Bruggen del 2000. La piazza Cadorna e la sua stazione sono state oggetto di restauro architettonico da parte di Gae Aulenti alla fine degli anni Novanta.  Oldenburg, artista svedese che vive da anni negli Stati Uniti, inizia la sua attività artistica nel filone della Pop Art con la ricerca sul consumismo: gli oggetti scelti non sono astratti, ma reali, sovradimensionati e colorati.

Per la piazza di Milano Cadorna l’idea è quella di relazionarsi con una rete urbana sempre in movimento. Il monumento in vetroresina parte dal concetto di treno che entra in una galleria sotterranea, come la metropolitana milanese che unisce idealmente due luoghi passando sottoterra. I colori, scelti quasi sempre dalla moglie Coosje, richiamano le prime linee metropolitane: rosso, giallo e verde.

Perché scegliere un ago e un filo? La metropolitana cuce la città, ma è  anche un omaggio al tema della moda, fiore dell’economia di Milano. La stazione di Cadorna è a pochi passi dal Castello Sforzesco, luogo simbolo della storia della città: l’ago e filo di Oldenburg si unisce al biscione sforzesco come blasone contemporaneo di Milano.

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