La storia del Campari è intrecciata con quella della città di Milano. 

A metà degli anni Ottanta dell’Ottocento, Gaspare Campari apre a Novara un piccolo bar dove nasce la segreta ricetta del Bitter Campari. Ma è con il trasferimento a Milano che l’azienda si espande.

Il bar Camparino apre nella Galleria Vittorio Emanuele, nel centro della città a fianco del famoso Duomo. La Galleria di Mengoni, appena aperta, è il luogo di ritrovo della nascente borghesia milanese, luogo di incontri e dibattiti, immortalata da Umberto Boccioni nella sua Rissa in galleria. Davide Campari, il quarto dei cinque figli di Gaspare, è stato il primo milanese a nascere in Galleria e sarà grazie al suo spirito imprenditoriale che porterà la Campari ad essere conosciuta in tutto il mondo.

Il Camparino diventa velocemente uno dei simboli comunemente associati a Milano, insieme alla moda e al design. L’aperitivo qui si trasforma in rito: il Camparino diventa un luogo di ritrovo per intellettuali e celebrità milanesi che si incontravano per discutere di politica e cultura. Arrigo Boito, Filippo Tommaso Marinetti e altri esponenti del movimento di Futurismo e Scapigliatura erano assidui frequentatori del locale.

Una pausa al Camparino in Galleria è una tappa obbligatoria per chi visita Milano. Si entra non solo in un bar dall’atmosfera elegante, ma in un luogo che ha fatto la storia della Milano contemporanea. Molti artisti hanno collaborato con la Campari per la creazione di campagne pubblicitarie che sono presenti nel nostro immaginario. Il legame tra il brand e il mondo dell’arte è stretto: Leonetto Cappiello, per esempio, crea il famoso “Spiritello” avvolto in una buccia d'arancia, un'immagine tutt’oggi iconica. Fortunato Depero realizza cartelloni pubblicitari che sono nella memoria di milanesi e non con disegni meccanici e forme strutturate colorate.

La ricetta del Bitter Campari? Segreta, ma i cocktails Campari hanno fatto la storia della Milano da bere, e non solo.