16 Settembre 2020

Lucio Fontana e Milano. Le Chiese

Continua il nostro viaggio milanese alla scoperta delle opere di Lucio Fontana, questa volta di arte sacra: diverse sono state le occasioni di collaborazione tra l’artista e istituzioni religiose. 

La prima tappa di questo percorso non può che essere...il Duomo. Al travagliato concorso per la quinta porta del Duomo di Milano, indetto nel 1950, Lucio Fontana viene invitato per chiara fama, e nonostante i molteplici impegni di quel periodo febbrile, aderisce al progetto con convinzione ed entusiasmo. Il suo modello per la nuova porta, il cui tema – “Origini e vicende della cattedrale” – era stato suggerito dallo stesso cardinal Schuster, spiccava per originalità inventiva e compositiva. I vari episodi non appaiono rinchiusi in precisi riquadri, ma fluiscono in una narrazione libera e movimentata, a dare l’impressione di una storia in progressione, più che un susseguirsi di singoli ed isolati episodi. Le prove in gesso elaborate da Fontana sono definite dalla Fabbrica del Duomo “arte nuovissima”: un’arte sacra nuova, innovativa dal punto di vista formale e concettuale. E come mai allora non ci è possibile trovare la porta di Lucio Fontana in Duomo? Evidentemente l’idea di Fontana viene giudicata troppo astratta, e il progetto della quinta porta del Duomo viene assegnata a Luciano Minguzzi, vincitore del concorso ex aequo con Fontana.

Seconda tappa: la Chiesa San Fedele

Situata a pochi passi dal Duomo, la chiesa di San Fedele è un piccolo gioiello della città di Milano: la statua di Alessandro Manzoni caratterizza la piazza, spesso animata da turisti e city workers nella pausa pranzo. Entrando nella chiesa costruita nel XVI secolo per la Compagnia di Gesù, nella Cappella della Guastalla accanto alla porta d’ingresso della Sacrestia, si scopre una delle opere di Lucio Fontana, l’Apparizione del Sacro Cuore a Santa Margherita di Alacoque, tema molto caro alla spiritualità della Compagnia di Gesù. La sua diffusione è dovuta in modo particolare al gesuita francese Claude de la Colombière (1641-1682), padre spirituale della mistica francese Margherita Maria Alacoque (1647-1690), che ebbe diverse visioni del Sacro Cuore di Gesù. 

Lucio Fontana nella pala composta di ventotto formelle si ispira all’iconografia tradizionale del Sacro Cuore che appare alla santa: «Il Divino Cuore mi fu presentato come un trono di fiamme, più sfolgorante di un sole e trasparente come un cristallo, con la piaga adorabile; era circondato da una corona di spine e sormontato da una Croce», come scrive nella sua Autobiografia. Nell’opera di Fontana, Margherita Maria Alacoque appare inginocchiata nella parte sinistra della composizione, con le braccia aperte in segno di accoglienza e di stupore. In alto a destra, campeggia la chiesa di San Fedele. Domina la composizione la figura di Cristo plasmato dalla materia e dal colore. Non sfuggono agli occhi del visitatore i due angeli ai lati che reggono le colonne: una soluzione originale e innovativa di Pellegrino Tibaldi, l’architetto del secondo Cinquecento milanese, che anticipano con una soluzione barocca il dinamismo dell’arte di Fontana. 

Terza tappa: il Museo Diocesano

L’ultima tappa del percorso di arte sacra pensata da Lucio Fontana ci porta al Museo Diocesano: la Via Crucis in ceramica – riferibile al periodo 1955-1957 - è frutto della collaborazione tra Lucio Fontana e l’architetto Marco Zanuso, impegnati in alcuni progetti milanesi con finalità sociali e di solidarietà. Il colore bianco domina le composizioni, plasmate rapida nella materia: il ciclo della Via Crucis rappresenta la lenta maturazione della scultura di Fontana verso scelte sempre più ispirate a criteri concettuali.

7 Settembre 2020

LUCIO FONTANA E MILANO SCULTURA COME SPERIMENTAZIONE

Il nostro viaggio alla scoperta di Lucio Fontana e del suo legame con Milano ci porta alla scoperta di alcuni luoghi-simbolo di Milano, dal Cimitero Monumentale, a Casa Boschi di Stefano fino ad alcuni angoli più inesplorati.

Originario di Rosario di Santa Fé, in Argentina, dove era nato il 19 febbraio 1899 da Lucia Bottini, attrice di origine italiana, e Luigi, emigrato da Varese, scultore che aveva frequentato l’Accademia di Brera, Lucio Fontana vede Milano per la prima volta, ancora bambino, nel 1905 portato dal padre Luigi, dopo il divorzio dalla moglie. 

Dopo la guerra e il ritorno a Rosario sarà di nuovo a Milano dal 1927.

“Sono a Milano da pochi giorni e già mi sento rinascere a nuova vita. Ieri sono andato a vedere l’Esposizione Permanente di Milano, in cui quest’anno prevalgono i novecentisti […] La scultura è stata una delusione […] l’unico è Wildt veramente meraviglioso, credo che se resterò a Milano frequenterò il suo studio, si dà il caso che mio cugino architetto sia intimo amico di Wildt”.

Lucio Fontana inizia a frequentare lo studio dello scultore Adolfo Wildt, iscrivendosi successivamente ai suoi corsi di scultura. Fontana affitta una stanza con studio in via Generale Govone 27, proprio vicino al Cimitero Monumentale e per un po’ di tempo ne condivide gli spazi del cortile con lo scultore Fausto Melotti. 

Proprio al Cimitero Monumentale si trovano opere che ci permettono di ripercorrere  la carriera dell’artista dagli esordi, quando decide di trasferirsi in città per studiare all’Accademia di Belle arti di Brera con il maestro Adolfo Wildt, fino a lavori più maturi creati negli anni ’50 quando è già considerato un innovatore. 

La tomba per la famiglia Mapelli è la sua prima commissione: un bronzo raffigurante il volto di una Madonna. Nel 1935, con il monumento Giovanni Castellotti, Fontana porta al Monumentale di Milano la policromia: un bronzo scuro e l’oro.

Nell’area di ponente, si trova invece il Monumento funebre di Paolo Chinelli. La tomba nasce dal lavoro di due grandi nomi: l‘architetto di origine mantovana Renzo Zavanella che ha lavorato soprattutto in Lombardia tra gli anni ’30 e gli anni’70  e Lucio Fontana. Fa da sfondo all’opera una quinta in granito con una serie di simboli stilizzati geometricamente che rappresentano la Passione di Cristo. A metà strada tra angelo e Nike di Samotracia, la scultura realizzata da Fontana, con un dinamismo esasperato, proietta lo spettatore in un mondo lontano, un mondo “altro”, tra spiritualità e mito. L’opera si compone di una scultura in ceramica smaltata a fuoco sospesa su un montante in bronzo e inserita in una struttura in granito bianco e grigio. La scultura di Fontana per il Cimitero Monumentale sorprende ogni volta che la si guarda: luci, ombre, riflessi del sole e della pioggia concorrono alla visione di un’opera unica nel suo genere.

Nel 1934 crea la Signorina seduta, presentata a Milano alla V Mostra del Sindacato Interprovinciale delle Belle Arti di Lombardia, che oggi possiamo vedere al Museo del Novecento di Milano. Una signorina che si guarda allo specchio - forse il ritratto della cognata - figura policroma dalle carni colorate d’oro e le vesti di nero, ritratto non realistico ma materia che si plasma e istante quotidiano che diventa eterno. 

A pochi passi dal Museo del Novecento, all’ingresso dell’Università degli Studi di Milano, gli osservatori più attenti avranno notato un’altra opera di Lucio Fontana: la Minerva. L’imponente statua di Minerva viene realizzata da Lucio Fontana nel 1957 in occasione del piano di restauro previsto per la Ca’ Granda a seguito dei bombardamenti causati dalla Seconda Guerra Mondiale. Simbolo dell’Università Statale di Milano e allegoria della sapienza, la Minerva viene raffigurata da Lucio Fontana secondo i suoi classici attributi iconografici: armata di un elmo, lancia e scudo, ma trasfigurata da una materia in movimento.

Osservare le opere di Lucio Fontana incoraggia l’attento esploratore urbano di cambiare il suo sguardo sulla città di Milano.

Per un approfondimento, scopri il nostro REPLAY dedicato a Lucio Fontana.

2 Maggio 2020

Street art a Milano

Milano è stata per anni descritta come “una città grigia e triste”, ma se si ha la pazienza di osservarla con curiosità capita di imbattersi nel colore davvero dietro ogni angolo alla scoperta della street art.

Negli ultimi anni la street art ha contribuito a trasformare l’aspetto dei muri della città: pareti dipinte, opere scultoree  e in 3d, elementi urbani reinventati e portati a nuova vita, sticker e stencil dai messaggi più disparati.

Ti suggeriamo alcuni luoghi e progetti, se vuoi puoi partecipare ai nostri tour alla scoperta della street art a Milano.

Sicuramente una delle zone più interessanti in cui andare alla scoperta della street art è la zona dei Navigli. Oltre ai locali più trendy ospita un’intera via di poesie di strada e rebus, le saracinesche dei negozi con i ritratti dei personaggi che hanno reso grande Milano, la casa occupata Elicriso, i muri lungo i navigli con le tecniche più varie, la storia della città e dei suoi protagonisti lungo due millenni vicino all’antica Basilica di San Lorenzo.

Luogo d’elezione per la street art e i graffiti milanesi è anche il Leoncavallo, lo storico centro sociale della città: è fittamente tappezzato di scritte e disegni talmente particolari da essere definito dal critico d’arte Sgarbi la “Cappella Sistina della contemporaneità”. Una visita imperdibile.

Un progetto molto interessante promosso dal Comune di Milano è Energy box: camminando per le vie vi capiterà spesso di notare le numerose centraline di controllo semaforico che si sono rifatte il look. L’intervento di numerosi street artist le ha trasformate da anonimi e grigie cassette a capolavori di una galleria a cielo aperto.

“WallArt” celebra  i 140 anni dell’istituto ortopedico Gaetano Pini con opere di PAO, Ivan e il duo Orticanoodles, creatore dei ritratti di 12 milanesi che hanno contrassegnato la cultura del ‘900.

Infine vi consigliamo il progetto Poli Urban Colors del 2019 che reinterpreta gli spazi esterni del Politecnico Bovisa con grandi opere che omaggiano il genio di Leonardo da Vinci, realizzate da Rancy, Luca Barcellona, 2501 e Zedz. Un incredibile risultato coinvolgente per gli studenti e per l'intero quartiere.

A Milano il colore è dietro ogni angolo, buona ricerca!

2 Maggio 2020

Arte Pubblica a Milano

Le piazze di Milano e i loro monumenti: un profilo unico e indistinguibile.
Milano è ricca di piazze che ospitano personaggi della storia e della letteratura, ma nell’ultimo Ventennio la città ci ha regalato i lavori di grandi artisti internazionali che hanno lasciato la loro firma a una città in continuo movimento. 

Conoscere l’arte pubblica di Milano dall’inizio del XXI secolo vuol dire camminare e avere un ottimo spirito di osservazione. Iniziamo con una definizione: con la denominazione di arte pubblica si indica una specifica modalità di presentazione e fruizione dell'arte che entra nel tessuto sociale e nella struttura urbana della città.


Inauguriamo il millennio con un’opera che tutti vediamo se passiamo da piazza Cadorna:  AGO FILO e NODO  di Claes Oldenburg e la moglie Coosje van Bruggen del 2000. La piazza Cadorna e la sua stazione sono state oggetto di restauro architettonico da parte di Gae Aulenti alla fine degli anni Novanta.  Oldenburg, artista svedese che vive da anni negli Stati Uniti, inizia la sua attività artistica nel filone della Pop Art con la ricerca sul consumismo: gli oggetti scelti non sono astratti, ma reali, sovradimensionati e colorati.

Per la piazza di Milano Cadorna l’idea è quella di relazionarsi con una rete urbana sempre in movimento. Il monumento in vetroresina parte dal concetto di treno che entra in una galleria sotterranea, come la metropolitana milanese che unisce idealmente due luoghi passando sottoterra. I colori, scelti quasi sempre dalla moglie Coosje, richiamano le prime linee metropolitane: rosso, giallo e verde.

Perché scegliere un ago e un filo? La metropolitana cuce la città, ma è  anche un omaggio al tema della moda, fiore dell’economia di Milano. La stazione di Cadorna è a pochi passi dal Castello Sforzesco, luogo simbolo della storia della città: l’ago e filo di Oldenburg si unisce al biscione sforzesco come blasone contemporaneo di Milano.

25 Marzo 2020

Le Fontane di Milano

Milano è da sempre una città eclettica e pronta ad affrontare nuove ed interessanti sfide, ma non dimentica di essere nata sulle spalle di giganti che hanno cambiato più volte il volto della città. Ci sono tantissime peculiarità pronte ad essere scoperte: Milano è una città frenetica ma se le si dedica uno sguardo più approfondito, è una città che sa raccontare storie interessanti.

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