28 Settembre 2020

LUCIO FONTANA E MILANO. COME NASCONO I “TAGLI”?

Dopo aver passato gli anni della II guerra mondiale in Argentina, Lucio Fontana rientra nel 1947 a Milano: una celebre fotografia di Alfred Jaar  lo immortala, elegantissimo, sulle macerie del suo studio.

Da qui inizia una rinascita in grado di spostare l’arte su una nuova dimensione. Dal 1949 Fontana avvia il ciclo dei Concetti Spaziali con i cosiddetti “Buchi” : la rottura della tela non è un gesto violento ma lascia passare la luce, superando la tela e la superficie. Un decennio più tardi, nel 1959, presenta alla Galleria del Naviglio i Concetti Spaziali e le Attese.

Ne possiamo ammirare diversi esemplari al Museo del Novecento di Milano, alle Gallerie d’Italia e a Casa Boschi di Stefano in via Jan.

Ma come nascono i celebri “tagli” e i “buchi”?

“Pensavo all’astronauta che arriva nel silenzio atroce dello spazio, davanti a queste superfici che da miliardi di anni sono lì, questo silenzio mortale, questa angoscia e allora lascia un segno vitale del suo arrivo, desiderio di far vivere questa materia inerte.”

Sicuramente la suggestione delle nuove scoperte scientifiche legate alla luce e all’esplorazione dell’universo sono fondamentali per capire la nascita di queste opere. Nel 1957 lo Sputnik entra per la prima volta nell’orbita terrestre e, nel 1961, Yuri Gagarin è il primo uomo a navigare nello spazio. Particolarmente affascinante è poi il confronto visivo tra le opere di Fontana con l’atlante celeste Il cielo e le sue meraviglie pubblicato da Hoepli nel 1933: galassie a taglio e a spirale, o la superficie della Luna sono l’orizzonte di un immaginario completamente nuovo.

Sulla rivista “Sapere” dal 1945-46 vengono pubblicate le fotografie con “strappi” su una tela che producono le onde d’urto toccando oggetti a diverse alte velocità, che si sarebbe tentati di associare ai buchi o ai tagli.

“La vera conquista dello spazio fatta dall’uomo è il distacco dalla terra, dalla linea d’orizzonte, che per millenni fu la base della sua estetica e proporzione. Nasce così la quarta dimensione, il volume è ora veramente contenuto nello spazio in tutte le sue dimensioni. […]”

Curioso sapere che l’artista riporta una sorta di diario sul retro delle tele. Esso assume i connotati di un flusso di coscienza continuo. Frasi più o meno complesse che registravano banali azioni del vissuto quotidiano di Lucio Fontana come prendere una medicina, indicare il cibo che  mangiava, annotare se una giornata era bella o brutta dal punto di vista meteorologico, lamentarsi se la squadra del Milan andava male, riportare le vittorie ciclistiche di Felice Gimondi, affermare che i Beatles “conquistano Milano”, e così via. Tra le scritte autografe vanno ricordate quelle con parole d’affetto per la morte del proprio cane, cui aveva dato un nome che richiamava quello di un eroe dei fumetti, Blek Macigno.

 “Quando mi siedo davanti a uno dei miei tagli, a contemplarlo, provo all’improvviso una grande distensione dello spirito, mi sento un uomo liberato dalla schiavitù della materia, un uomo che appartiene alla vastità del presente e del futuro”.

Un aneddoto è particolarmente significativo per comprendere la genesi dei Concetti Spaziali di Fontana, e che ci conduce a casa Boschi Di Stefano

Il rapporto di Lucio Fontana con Milano è certamente plasmato e filtrato dai coniugi Boschi Di Stefano. Collezionisti del contemporaneo, la coppia ha tappezzato le pareti della casa di via Jan con capolavori dell’arte del Novecento. Un rapporto di stima e amicizia, quasi quotidiano: gli acquisti di Marieda e Antonio sono molto vicini alla data di esecuzione delle opere, soprattutto tra il 1956 e il 1960. Lucio Fontana è l’artista meglio rappresentato nella collezione, con quarantadue opere, e la sala a lui dedicata è stata ottenuta da un ampliamento dello studio dell’ingegner Boschi. Si entra in una stanza di Attese e Concetti spaziali dove il tempo sembra sospeso. Pietre, solchi, colore polveroso e scintille luminose: un paesaggio quasi lunare si spalanca davanti agli occhi dello spettatore. Tutte le opere furono acquistate direttamente nello studio dai coniugi Boschi, nei consueti “incontri del sabato”.

“Fontana aveva fatto un quadro giocato sull'azzurro, che mi piaceva molto e glielo chiesi. Egli lo trovava ancora incompleto e vuoto, voleva aggiungere qualcosa e non sapeva cosa. Finalmente un sabato lo trovammo con i tagli, che erano i personaggi del paesaggio”.

Nascono così i Tagli, le Attese, opere che portano lo spettatore a riflettere sul concetto di tela, confine, materia, di ripensare all’opera d’arte stessa.

”E' l'infinito, e allora buco questa tela, che era alla base di tutte le arti, ed ecco che ho creato una dimensione infinita, un buco che per me è la base di tutta l'arte contemporanea, per chi la vuol capire. Sennò continua a dire che l'è un büs, e ciao…”.

Per un approfondimento, scopri il nostro REPLAY dedicato a Lucio Fontana

16 Settembre 2020

Lucio Fontana e Milano. Le Chiese

Continua il nostro viaggio milanese alla scoperta delle opere di Lucio Fontana, questa volta di arte sacra: diverse sono state le occasioni di collaborazione tra l’artista e istituzioni religiose. 

La prima tappa di questo percorso non può che essere...il Duomo. Al travagliato concorso per la quinta porta del Duomo di Milano, indetto nel 1950, Lucio Fontana viene invitato per chiara fama, e nonostante i molteplici impegni di quel periodo febbrile, aderisce al progetto con convinzione ed entusiasmo. Il suo modello per la nuova porta, il cui tema – “Origini e vicende della cattedrale” – era stato suggerito dallo stesso cardinal Schuster, spiccava per originalità inventiva e compositiva. I vari episodi non appaiono rinchiusi in precisi riquadri, ma fluiscono in una narrazione libera e movimentata, a dare l’impressione di una storia in progressione, più che un susseguirsi di singoli ed isolati episodi. Le prove in gesso elaborate da Fontana sono definite dalla Fabbrica del Duomo “arte nuovissima”: un’arte sacra nuova, innovativa dal punto di vista formale e concettuale. E come mai allora non ci è possibile trovare la porta di Lucio Fontana in Duomo? Evidentemente l’idea di Fontana viene giudicata troppo astratta, e il progetto della quinta porta del Duomo viene assegnata a Luciano Minguzzi, vincitore del concorso ex aequo con Fontana.

Seconda tappa: la Chiesa San Fedele

Situata a pochi passi dal Duomo, la chiesa di San Fedele è un piccolo gioiello della città di Milano: la statua di Alessandro Manzoni caratterizza la piazza, spesso animata da turisti e city workers nella pausa pranzo. Entrando nella chiesa costruita nel XVI secolo per la Compagnia di Gesù, nella Cappella della Guastalla accanto alla porta d’ingresso della Sacrestia, si scopre una delle opere di Lucio Fontana, l’Apparizione del Sacro Cuore a Santa Margherita di Alacoque, tema molto caro alla spiritualità della Compagnia di Gesù. La sua diffusione è dovuta in modo particolare al gesuita francese Claude de la Colombière (1641-1682), padre spirituale della mistica francese Margherita Maria Alacoque (1647-1690), che ebbe diverse visioni del Sacro Cuore di Gesù. 

Lucio Fontana nella pala composta di ventotto formelle si ispira all’iconografia tradizionale del Sacro Cuore che appare alla santa: «Il Divino Cuore mi fu presentato come un trono di fiamme, più sfolgorante di un sole e trasparente come un cristallo, con la piaga adorabile; era circondato da una corona di spine e sormontato da una Croce», come scrive nella sua Autobiografia. Nell’opera di Fontana, Margherita Maria Alacoque appare inginocchiata nella parte sinistra della composizione, con le braccia aperte in segno di accoglienza e di stupore. In alto a destra, campeggia la chiesa di San Fedele. Domina la composizione la figura di Cristo plasmato dalla materia e dal colore. Non sfuggono agli occhi del visitatore i due angeli ai lati che reggono le colonne: una soluzione originale e innovativa di Pellegrino Tibaldi, l’architetto del secondo Cinquecento milanese, che anticipano con una soluzione barocca il dinamismo dell’arte di Fontana. 

Terza tappa: il Museo Diocesano

L’ultima tappa del percorso di arte sacra pensata da Lucio Fontana ci porta al Museo Diocesano: la Via Crucis in ceramica – riferibile al periodo 1955-1957 - è frutto della collaborazione tra Lucio Fontana e l’architetto Marco Zanuso, impegnati in alcuni progetti milanesi con finalità sociali e di solidarietà. Il colore bianco domina le composizioni, plasmate rapida nella materia: il ciclo della Via Crucis rappresenta la lenta maturazione della scultura di Fontana verso scelte sempre più ispirate a criteri concettuali.

Per un approfondimento, scopri il nostro REPLAY dedicato a Lucio Fontana

18 Agosto 2020

Il Cimitero Monumentale di Milano

“Se avevamo più tempo, c’era uno spasso: girare per il Monumentale”.

Con queste parole la scrittrice Lalla Romano, piemontese di nascita ma milanese d’adozione, ci fa entrare in uno dei luoghi più magici della città.

Il Cimitero Monumentale di Milano è un vero e proprio museo a cielo aperto. 

I monumenti di arte funeraria che si incontrano lungo i viali sono un libro visivo della città che da fine Ottocento ha tumulato qui i suoi cari. 

Il progetto di Carlo Maciachini risale alla metà degli anni Sessanta dell’Ottocento, in una Milano in cui incalza la rivoluzione industriale e la borghesia sta cambiando il volto della città.

Appena varcata la soglia, la costruzione che si staglia davanti al visitatore è il Famedio.

Nome derivante dal latino famae aedes, ossia "tempio della fama", il Famedio è il luogo di sepoltura dei milanesi illustri e benemeriti.

Maciachini ha scelto per le architetture del Monumentale uno stile neogotico: marmo chiaro e pietra scura si alternano a rosoni, pinnacoli, un insieme di elementi che ci riportano alla summa delle architetture italiane.

Entrare nel Famedio è come fare visita a scrittori e uomini di cultura che da sempre sono nel nostro immaginario: Alessandro Manzoni, per primo, Alda Merini e Filippo Tommaso Marinetti, Salvatore Quasimodo, fino a Dario Fo e Franca Rame.

Passeggiare per i viali del Cimitero Monumentale dà la possibilità di respirare la storia di Milano sotto punti di vista sempre diversi. 

Le più diverse concezioni artistiche, filosofiche, letterarie si intrecciano e si riflettono nella grande varietà dei monumenti funebri. Possiamo ammirare monumenti con tracce di Scapigliatura e Verismo come la tomba Besenzanica di Enrico Butti, il Romanticismo con la sepoltura di Isabella Casati e il sogno della morte.
Anche l’arte contemporanea entra nel Cimitero Monumentale di Milano. Adolfo Wildt, scultore degli anni Trenta, crea delle sculture in bronzo di una leggerezza quasi tangibile. Lucio Fontana porta nei viali del Monumentale opere policrome che uniscono passato e presente della ricerca artistica.

Tra obelischi, edicole, sculture la visita al Cimitero Monumentale di Milano ci porta all’interno di un panorama variegato, a tratti bizzarro, e specchio di una cultura in cui arte e storia si fondono insieme.

11 Maggio 2020

Arte pubblica a Milano

Il nostro itinerario tra le opere di arte pubblica di Milano arriva in una delle piazze più nuove della città: piazza Gae Aulenti.

Il progetto di ristrutturazione della zona di Porta Garibaldi - Isola ha interessato una vasta area urbana: partendo dal rinnovamento della zona intorno alla stazione, fino ad arrivare al quartiere Isola. La piazza sopraelevata progettata dall’architetto Cesar Pelli diventa una moderna agorà con edifici commerciali e uffici e i primi grattacieli contemporanei di Milano.

L’artista Alberto Garutti elabora per questa piazza la sua prima opera d’arte pubblica: EGG del 2011, composta da 23 tubi di metallo cromato ottone che si sviluppano in verticale su quattro livelli, dai piani del parcheggio a quelli superiori per ascoltare suoni, rumori e parole. Un’opera che connette chi visita piazza Gae Aulenti: attraverso ogni tubo è possibile, appoggiando l’orecchio sulla sua apertura, ascoltare i suoni della città.

L’intervento dialoga con l’architettura che intreccia le forme: la parola scritta svolge un ruolo importantissimo nelle installazioni di Alberto Garutti. Sono didascalie, come le chiama lui, apposte sopra o accanto all’opera, e ne fanno al tempo stesso titolo e spiegazione. Questo ruolo funzionale della didascalia è ripreso dalla tradizione dell’arte concettuale, dove il titolo trasforma l’oggetto in opera d’arte, ma spostandone il contenuto dalla sfera logico-linguistica a quella sentimentale, in modo da stimolare nel lettore/osservatore una partecipazione empatica.

EGG di Alberto Garutti è infatti accompagnata da una scritta : Questi tubi collegano tra loro cari luoghi e spazi dell’edificio. Quest’opera è dedicata a chi passando di qui penserà alle voci e ai suoni della città". Garutti elabora per piazza Gae Aulenti un’opera in costante dialogo con chi visita la città, passeggiando tra i nuovi grattacieli e ascoltando i rumori

Per un approfondimento scopri il nostro REPLAY dedicato all'arte pubblica di Milano.

11 Maggio 2020

Arte pubblica a Milano

Continua il nostro viaggio nell’arte pubblica milanese: un itinerario tra le piazze della città alla scoperta dei monumenti più significativi ed insoliti.

Una delle opere più discusse delle piazze milanesi è certamente quella di Maurizio Cattelan in piazza Affari: L.O.V.E. del 2010. Oltre sei tonnellate di marmo di Carrara, per una altezza di  4,60 metri (per un totale di 11 metri con basamento).

Inaugurata il 24 settembre 2010, l’esposizione iniziale della scultura in piazza Affari era  prevista solo per due settimane, ma dal 2012 rimane opera fissa. La scultura di Maurizio Cattelan sarà lasciata in omaggio alla città di Milano con il solo vincolo di rimanere in quel luogo.

Il cosiddetto Dito è posto di fronte a Palazzo Mezzanotte, dal nome dell’architetto Paolo Mezzanotte che lo progetta nel 1927 quale nuova sede della Borsa di Milano.

L.O.V.E. è l’acronimo di «Libertà, Odio, Vendetta, Eternità»: una mano con le dita mozzate, quasi erose, eccetto il medio, intenta nel saluto romano; un gesto irriverente e inequivocabile se posto in relazione al palazzo e al tema della finanza e della borsa.

Letta in chiave di denuncia contro le ideologie, l’opera di Maurizio Cattelan affronta e connette i temi del potere nelle sue numerose declinazioni, del male, della sofferenza e del rapporto dell’uomo con essi. Al momento dell’inaugurazione l’artista ha detto che l’opera è dedicata “soprattutto all'immaginazione, all’immaginazione di tutti quanti, di quelli che ce l’hanno”. 

In piazza Affari, Cattelan ha portato un’opera che viaggia in maniera trasversale tra passato, presente e futuro: dal marmo, alla posa, all’ideologia. Un itinerario tra i luoghi del potere contemporaneo non può che arrivare fino a qui.

Per un approfondimento scopri il nostro REPLAY dedicato all'arte pubblica di Milano.

2 Maggio 2020

Street art a Milano

Milano è stata per anni descritta come “una città grigia e triste”, ma se si ha la pazienza di osservarla con curiosità capita di imbattersi nel colore davvero dietro ogni angolo alla scoperta della street art.

Negli ultimi anni la street art ha contribuito a trasformare l’aspetto dei muri della città: pareti dipinte, opere scultoree  e in 3d, elementi urbani reinventati e portati a nuova vita, sticker e stencil dai messaggi più disparati.

Ti suggeriamo alcuni luoghi e progetti, se vuoi puoi partecipare ai nostri tour alla scoperta della street art a Milano.

Sicuramente una delle zone più interessanti in cui andare alla scoperta della street art è la zona dei Navigli. Oltre ai locali più trendy ospita un’intera via di poesie di strada e rebus, le saracinesche dei negozi con i ritratti dei personaggi che hanno reso grande Milano, la casa occupata Elicriso, i muri lungo i navigli con le tecniche più varie, la storia della città e dei suoi protagonisti lungo due millenni vicino all’antica Basilica di San Lorenzo.

Luogo d’elezione per la street art e i graffiti milanesi è anche il Leoncavallo, lo storico centro sociale della città: è fittamente tappezzato di scritte e disegni talmente particolari da essere definito dal critico d’arte Sgarbi la “Cappella Sistina della contemporaneità”. Una visita imperdibile.

Un progetto molto interessante promosso dal Comune di Milano è Energy box: camminando per le vie vi capiterà spesso di notare le numerose centraline di controllo semaforico che si sono rifatte il look. L’intervento di numerosi street artist le ha trasformate da anonimi e grigie cassette a capolavori di una galleria a cielo aperto.

“WallArt” celebra  i 140 anni dell’istituto ortopedico Gaetano Pini con opere di PAO, Ivan e il duo Orticanoodles, creatore dei ritratti di 12 milanesi che hanno contrassegnato la cultura del ‘900.

Infine vi consigliamo il progetto Poli Urban Colors del 2019 che reinterpreta gli spazi esterni del Politecnico Bovisa con grandi opere che omaggiano il genio di Leonardo da Vinci, realizzate da Rancy, Luca Barcellona, 2501 e Zedz. Un incredibile risultato coinvolgente per gli studenti e per l'intero quartiere.

A Milano il colore è dietro ogni angolo, buona ricerca!

Scopri tutti i nostri tour dedicati alla street art.

Per un approfondimento scopri anche il nostro Replay dedicato ad Isola.

2 Maggio 2020

Arte Pubblica a Milano

Le piazze di Milano e i loro monumenti: un profilo unico e indistinguibile.
Milano è ricca di piazze che ospitano personaggi della storia e della letteratura, ma nell’ultimo Ventennio la città ci ha regalato i lavori di grandi artisti internazionali che hanno lasciato la loro firma a una città in continuo movimento. 

Conoscere l’arte pubblica di Milano dall’inizio del XXI secolo vuol dire camminare e avere un ottimo spirito di osservazione. Iniziamo con una definizione: con la denominazione di arte pubblica si indica una specifica modalità di presentazione e fruizione dell'arte che entra nel tessuto sociale e nella struttura urbana della città.


Inauguriamo il millennio con un’opera che tutti vediamo se passiamo da piazza Cadorna:  AGO FILO e NODO  di Claes Oldenburg e la moglie Coosje van Bruggen del 2000. La piazza Cadorna e la sua stazione sono state oggetto di restauro architettonico da parte di Gae Aulenti alla fine degli anni Novanta.  Oldenburg, artista svedese che vive da anni negli Stati Uniti, inizia la sua attività artistica nel filone della Pop Art con la ricerca sul consumismo: gli oggetti scelti non sono astratti, ma reali, sovradimensionati e colorati.

Per la piazza di Milano Cadorna l’idea è quella di relazionarsi con una rete urbana sempre in movimento. Il monumento in vetroresina parte dal concetto di treno che entra in una galleria sotterranea, come la metropolitana milanese che unisce idealmente due luoghi passando sottoterra. I colori, scelti quasi sempre dalla moglie Coosje, richiamano le prime linee metropolitane: rosso, giallo e verde.

Perché scegliere un ago e un filo? La metropolitana cuce la città, ma è  anche un omaggio al tema della moda, fiore dell’economia di Milano. La stazione di Cadorna è a pochi passi dal Castello Sforzesco, luogo simbolo della storia della città: l’ago e filo di Oldenburg si unisce al biscione sforzesco come blasone contemporaneo di Milano.

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