Continua il nostro viaggio nell’arte pubblica milanese: un itinerario tra le piazze della città alla scoperta dei monumenti più significativi ed insoliti.

Una delle opere più discusse delle piazze milanesi è certamente quella di Maurizio Cattelan in piazza Affari: L.O.V.E. del 2010. Oltre sei tonnellate di marmo di Carrara, per una altezza di  4,60 metri (per un totale di 11 metri con basamento).

Inaugurata il 24 settembre 2010, l’esposizione iniziale della scultura in piazza Affari era  prevista solo per due settimane, ma dal 2012 rimane opera fissa. La scultura di Maurizio Cattelan sarà lasciata in omaggio alla città di Milano con il solo vincolo di rimanere in quel luogo.

Il cosiddetto Dito è posto di fronte a Palazzo Mezzanotte, dal nome dell’architetto Paolo Mezzanotte che lo progetta nel 1927 quale nuova sede della Borsa di Milano.

L.O.V.E. è l’Acronimo di «Libertà, Odio, Vendetta, Eternità»: una mano con le dita mozzate, quasi erose, eccetto il medio, intenta nel saluto romano; un gesto irriverente e inequivocabile se posto in relazione al palazzo e al tema della finanza e della borsa.

Letta in chiave di denuncia contro le ideologie, l’opera di Maurizio Cattelan affronta e connette i temi del potere nelle sue numerose declinazioni, del male, della sofferenza e del rapporto dell’uomo con essi. Al momento dell’inaugurazione l’artista ha detto che l’opera è dedicata “soprattutto all'immaginazione, all’immaginazione di tutti quanti, di quelli che ce l’hanno”. 

In piazza Affari, Cattelan ha portato un’opera che viaggia in maniera trasversale tra passato, presente e futuro: dal marmo, alla posa, all’ideologia. Un itinerario tra i luoghi del potere contemporaneo non può che arrivare fino a qui.