6 Agosto 2020

Lucio Fontana a Milano

La storia di Lucio Fontana è quella di un artista molto legato alla città di Milano, tra i primi ad intuire le potenzialità di creare opere “immateriali” e ad ampliare la dimensione dell’opera d’arte da oggetto-scultura ad “ambiente” nel quale immergersi.

Fontana è un uomo del suo tempo: egli è infatti autore del Manifesto del movimento spaziale per le televisione e le Immagini luminose in movimento per le trasmissioni sperimentali della Radiotelevisione italiana, captando con antenne sensibili le nuove scoperte.

“Gli artisti anticipano gesti scientifici, i gesti scientifici provocano sempre gesti artistici”.

Nel dicembre 1947 Lucio Fontana pubblica il Primo Manifesto dello Spazialismo al quale segue, l’anno successivo, il secondo. Il rapporto con la Galleria il Naviglio di Carlo Cardazzo sarà fondamentale per la diffusione delle sue opere: la sua prima opera d’arte ambientale Ambiente spaziale a luce nera viene qui esposta nel 1949: né pittura né scultura, ma una forma luminosa nello spazio. Illuminando con la luce di Wood una decorazione a parete eseguita con tocchi di colore fluorescente, Fontana creò traiettorie diagonali in grado di confondere la percezione dei visitatori e provocare spaesamento attraverso gli effetti visivi della combinazione di colore e la luce.

Lucio Fontana attua un processo completamente nuovo:  mette l’accento sulla centralità del visitatore e sulla percezione dell’individuo, inserendosi all’interno della sua ricerca sulla spazio, la luce e il vuoto.

La luce diventa elemento espressivo e mezzo di rappresentazione.

Del 1951 è la struttura al neon per la IX Triennale di Milano, realizzata in collaborazione con gli architetti Luciano Baldessari e Marcello Grisotti.

Una costruzione di luce fluorescente, composta da decine di segmenti tubolari piegati a mano, si snoda per 100 metri sospeso con cavi d’acciaio a un controsoffito appositamente allestito da Baldessari e Grisotti, “cielino blu giotto”. Profondità e tridimensionalità, spesso tradite dalla fotografia, l’hanno consegnata alla storia dell’arte come un segno grafico quasi smaterializzato.

Dalla fine degli anni Quaranta la luce per Lucio Fontana diventa il mezzo espressivo. In una lettera all’amico Gio Ponti, Fontana scrive: “Il concetto spaziale che illumina lo Scalone d'onore alla nona Triennale di Milano non è un laccio, un arabesco, né uno spaghetto, è in barba ai critici ... l'inizio di un'espressione nuova, abbiamo semplicemente sostituito un nuovo elemento entrato nell'estetica dell'uomo della strada, il neon, abbiamo creato con questo una fantastica decorazione nuova”.

Oggi ritroviamo il Concetto Spaziale del 1951 nella suggestiva sala del Museo del Novecento dedicata a Lucio Fontana: un’opera che vive in rapporto con la città di Milano, affacciata su piazza Duomo. Lo spettatore non è più osservatore passivo, ma ciascuno dei suoi passi, modificando le prospettive, lo rende il co-creatore dello spazio in cui si muove. 

Alzando lo sguardo, il Museo del Novecento riserva un’altra sorpresa: un Soffitto spaziale.

Nel 1956 il connubio tra Lucio Fontana e l'architetto Borsani prosegue con un’opera ad affresco per l’Hotel del Golfo all’Isola d’Elba.  Il Soffitto di oltre 150 mq fu realizzato per mezzo di segni, tagli e incisioni operati direttamente sull’intonaco grezzo fresco della volta della sala e riempiti di colori puri. Il Soffitto, uno dei pochissimi ancora conservati tra quelli realizzati da Lucio Fontana, è un vero e proprio capolavoro che proietta nell’ambiente del Museo del Novecento e nel rapporto con l’architettura la concezione fondamentale dello Spazialismo

28 Aprile 2020

Raffaello e la Scuola di Atene

Il 2020 è l'anno delle celebrazioni di Raffaello Sanzio, non solo a Roma, patria d'adozione, ma in tutta Italia. Milano custodisce due importanti opere del maestro di Urbino: Pala Montefeltro alla Pinacoteca di Brera e il cartone preparatorio della Scuola di Atene alla Pinacoteca Ambrosiana. Due opere diverse che rappresentano al meglio il genio di Raffaello.

La Scuola di Atene è stata una delle prime commissioni ricevute a Roma dal giovane pittore, appena venticinquenne. La Stanza della Segnatura è un progetto impegnativo, in cui diverse forze concorrono alla realizzazione degli appartamenti di Papa Giulio II. La Stanza della Segnatura, con la Scuola di Atene, raccoglie  i grandi pensatori dell’umanità antica, i maestri dell'umano pensiero. Diversi umanisti della corte papale hanno collaborato alla scelta iconografica della stanza e una elaborazione così precisa fa intendere una totale adesione di Raffaello.

Il prezioso cartone della Pinacoteca Ambrosiana di Milano è un gioiello unico nel suo genere: esso costituisce il più grande rinascimentale pervenuto fino a oggi; l'opera venne realizzata assemblando 220 fogli, per una superficie totale di 8m x 3m.  Dopo un lungo e delicato restauro, il cartone è oggi visibile nel suo rinnovato allestimento, studiato dall'architetto Stefano Boeri per l’Ambrosiana di Milano.

Il cartone preparatorio di Raffaello Sanzio si discosta leggermente dalla soluzione finale ad affresco di Roma. Non sono infatti presenti le architetture e alcuni personaggi, tra cui l’autoritratto stesso del pittore. Platone, Aristotele, Pitagora: la storia della filosofia è qui presentata come summa e preambolo della pax divina. 

Emergono i tratti grafici di Raffaello, a carboncino e biacca, veloci, mai nervosi: precisi nel dare sostanza, in un esperto gioco di chiaroscuri e ombreggiature, a corpi vigorosamente plastici e, nonostante la monocromia, vivi da sembrare percorsi al loro interno da un’anima vibrante in un equilibrio perfetto tra idea e forma, grazia e realismo.

Trovarsi di fronte al cartone dell’Ambrosiana è un’esperienza unica, la matita di Raffaello sembra così reale che pare si possano toccare con mano i volti, i panneggi, persino le mani dei filosofi.

La grande maestria di Raffaello, visibile sia nei fogli di Milano che nell’affresco dei Palazzi Vaticani di Roma, è quella di rendere vivo e visibile il contenuto spirituale delle immagini.  

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